10 Marzo 2020, una data che molti di noi non dimenticheranno facilmente, è il giorno in cui l’Italia si è risvegliata “zona protetta”, il giorno in cui gli italiani si sono svegliati con una limitata libertà di movimento.

Come siamo arrivati a questo? L’epidemia del Covid-19 si sta espandendo in maniera preoccupante, i casi di nuovi contagi stanno aumentando e con essi aumentano il numero di malati ospedalizzati e il numero di malati costretti ai trattamenti di terapia intensiva perché colpiti in maniera pesante dal virus.

Il nostro Servizio Sanitario è duramente provato, medici, infermieri ed operatori sono costretti a lunghi turni, i posti disponibili nei reparti di terapia intensiva iniziano a scarseggiare e di fronte a questa situazione, in un quadro generale dove è evidente che il virus si stia espandendo, il governo è obbligato ad operare scelte come mai fatte da quanto è nata la Repubblica Italiana.

Già da Sabato 7 Marzo hanno iniziato a trapelare indiscrezioni sulla probabile dichiarazione di nuove “zone rosse” alla luce dell’alto numero di contagi registrati in provincia di Bergamo e nelle provincie limitrofe di Rimini e Pesaro-Urbino. La giornata corre tra indiscrezioni, conferme, smentite, consueta conferenza stampa alle 18 della Protezione Civile fino a che alle ore 20 circa i telegiornali annunciano l’applicazione delle norme previste per le “zone rosse” all’intera Lombardia ed alle provincie di Parma, Piacenza, Rimini, Reggio-Emilia, Modena, Pesaro e Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Alessandria, Verbano-Cusio-Ossola, Novara, Vercelli e Asti valide dal 8 Marzo sino al 3 Aprile. Oltre a quanto annunciato dalle principali testate giornalistiche inizia a girare sui vari social la bozza del decreto del presidente del consiglio, conosciuto oramai con l’acronimo DPCM, che permette ai residenti delle aree interessate di leggere, nero su bianco, quanto di prossima approvazione.

Le tra le misure previste inserite in bozza al primo posto è stato indicato di “evitare in modo assoluto ogni spostamento in entrata e in uscita dai territori di cui al presente articolo, nonché all’interno dei medesimi territori di cui al presente articolo, salvo che per gli spostamenti motivati da indifferibili esigenze lavorative o situazioni di emergenza” limitando così in maniera pesantissima la libertà di movimento degli abitanti delle zone interessate dall’applicazione. Questa bozza rimbalza sulle pagine di moltissimi profili social, da quelle delle principali agenzie di stampa a quelle dei semplici cittadini, tanto da far dimenticare molto velocemente a tutti che il provvedimento trapelato è una bozza di un provvedimento che si apprestava ad essere riscritto di concerto tra governo e regioni.

Il tam tam mediatico però non si può fermare, la bozza ha già fatto il giro di milioni di smartphone e la popolazione, come sempre purtroppo in questi casi, risponde nella peggior maniera immaginabile cadendo in preda al panico; Milano, suo malgrado, diventa così simbolo negativo della situazione esplosa con centinaia di persone che si trovavano temporaneamente in città per motivi di studio o di lavoro che, fatte in fretta e furia i bagagli, corre in stazione cercando di salire sull’ultimo treno disponibile con direzione sud per rientrare a casa portando purtroppo con se anche il virus e contribuendo in maniera significativa alla diffusione del Covid-19 sul territorio nazionale.

Di fronte alle immagini di questa colossale fuga da Milano, dal governo arrivano i primi comunicati stampa in cui si ricorda che il provvedimento circolato non è definitivo ma solo una bozza che è stata colpevolmente messa a disposizione degli organi di stampa e che, soprattutto, non è firmato e quindi non ha alcuna validità ma oramai il danno è fatto e non è possibile riportare immediatamente la calma tra la gente. Nella notte poi il Presidente del Consiglio ha convocato una conferenza stampa dove dà lettura del DPCM firmato e nel quale subito appare evidente che, sebbene i provvedimenti siano molto restrittivi e fortemente impattanti sulle libertà di movimento individuali, non si tratta di una dichiarazione di “zona rossa” ma, diciamo, di “zona arancione” lasciando comunque la possibilità di effettuare spostamenti ricordandosi di “evitare ogni spostamento delle persone fisiche in entrata e in uscita dai territori di cui al presente articolo, nonché all’interno dei medesimi territori di cui al presente articolo, salvo che per gli spostamenti motivati da indifferibili esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero spostamenti per motivi di salute. È consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza.”

Come recepirà la gente questi nuovi regolamenti il primo giorno di applicazione? Semplice, non li recepirà! Domenica 8 Marzo per esempio a Rimini, ma potrei dire a Genova o altra città, i cittadini, complice anche una splendida giornata di sole, si sono riversati al porto canale ammassandosi nell’area in barba al primo comandamento da seguire, ovvero il distanziamento sociale. Queste immagini, che tra l’altro hanno fatto il giro del mondo, assieme alla fuga di massa da Milano della notte precedente hanno fatto capire immediatamente che la gente ancora non aveva coscienza del problema, della sua diffusione e delle azioni da mettere in atto per contribuire al contenimento dei contagi.

Lunedì 9 Marzo è la giornata in cui vengono registrati il più alto numero di contagi finora registrato e, anche alla luce di questo, il governo è costretto a correre ai ripari emanando un nuovo DPCM nel quale è costretto ad allargare l’area di validità a tutto il territorio nazionale e inserendo una nuova norma che impedisce l’assembramento di persone sia all’aperto che nei luoghi al chiuso ed ordinando controlli a tappeto sulle persone in movimento e sulle motivazioni di tali spostamento.

Nei prossimi giorni misureremo gli effetti di queste scelte ma oggi, Martedì 10 Marzo 2020, è il primo giorno di applicazione di questo nuovo modo di vivere, il primo giorno di presa di coscienza, il primo giorno di vera responsabilità civile, il primo giorno in cui ognuno di noi è fondamentale, fondamentale come lo è un anello all’interno della sua catena, il primo giorno in cui, seguendo le regole imposteci, siamo fondamentali nella lotta alla diffusione del contagio e contribuendo alla sopravvivenza di una persona anziana o debilitata che, se colpita dal virus, non avrebbe speranza.

Si, possiamo dirlo, oggi 10 Marzo 2020 è l’alba di una nuova era.

Rimini, 10/03/2020