In questi giorni di “forzato” riposo a casa, passiamo sicuramente più ore davanti alla tv e, tra doverosi aggiornamenti di notizie, serie tv e film, inevitabilmente ci troviamo a guardare, o a subire magari distrattamente, spot pubblicizzanti prodotti di largo consumo molti dei quali oggi, con tutte le chiusure delle attività commerciali in corso per motivi di sicurezza sanitaria, anche volendo non potremmo correre ad acquistarli.

Tra tutti quelli attualmente trasmessi, ne ho individuato uno che ha attirato particolarmente la mia attenzione, non tanto per il prodotto pubblicizzato ma quanto per il suo storyboard. Lo spot di cui sto parlando è quello del Crodino, lo spot nel quale il gorilla parla a reti unificate quasi fosse un alieno arrivato sul nostro pianeta.

Avete presente di quale spot sto parlando? Se lo avete visto, ditemi, c’è qualcosa che vi ha colpito? Avete notato qualcosa di particolare? C’è qualche scena che, guardandola, ha attirato la vostra attenzione ma non sapreste dire che cosa lo ha fatto? No? Beh, ad essere onesti, anche io inizialmente non avevo prestato particolare attenzione alle immagini, diciamo che rimanevo più focalizzato, per quanto si possa ovviamente parlare di livello di attenzione durante la trasmissione di uno spot pubblicitario, sul gorilla; ma poi ieri durante l’ennesima pausa pubblicitaria il protagonista, come per magia, è passato in secondo piano e la mia attenzione è stata catalizzata dalle immagini.

Cosa c’è di così tanto particolare in questo spot? La folla!!!

Avete notato quanta gente radunata in un luogo chiuso c’è? Avete notato quanto le persone siano vicine tra loro senza indossare mascherine? Avete notato quanto traffico di veicoli e persone ci sia per strada? Avete notato come, guardando queste immagini, abbiamo difficoltà a collocare nel tempo la realtà che ci viene presentata? Ce lo siamo forse già dimenticato, e se ci fermiamo a pensare sembra essere passata un’era geologica, ma quello era il mondo prima del corona virus, era il mondo così come lo conoscevamo e come lo vivevamo fatto di abitudini, tempo libero, socialità a cui oggi, giocoforza, siamo costretti a rinunciare.

Questa terribile esperienza, oltre alle conosciute complicanze fisiche, ci sta sottoponendo ad uno stress psicologico molto forte caratterizzato da una esperienza di isolamento sociale tale che è impensabile immaginare che tutto questo non comporterà una modifica delle nostre future abitudini nonché il nostro rapporto con gli altri, altri che al momento rappresentano un potenziale pericolo, altri che però non sono solo stranieri o semplici sconosciuti ma che sono molto vicini a noi come la nostra famiglia, i nostri cari, in nostri amici nonché i nostri dirimpettai.

Che società rimarrà dopo questa epidemia? Quali saranno i nuovi valori su cui si baseranno i nuovi rapporti interpersonali? Saremo capaci di ripartire da dove ci siamo dovuti fermare facendo però tesoro di questa imprevedibile esperienza? Una volta terminata l’emergenza, riusciremo nuovamente ad avvicinarci, sia fisicamente che mentalmente, agli altri? Oppure gli individui piomberanno nell’egoismo più buio guidato da un istinto primordiale di sopravvivenza?

Prendendo a prestito una citazione di manzoniana memoria, mi sento solo di dire "ai posteri l’ardua sentenza".

Rimini, 15/03/2020