Era venerdì 21 Febbraio 2020 quando le agenzie di stampa batterono la notizia dei primi 16 italiani, 14 in Lombardia e 2 in Veneto, positivi al virus Covid-19; da quel giorno, che potremmo chiamare GiornoZero le certezze, le abitudini, i gesti quotidiani e la vita che sino a quel momento avevamo vissuto sono state spazzate via in un attimo come forse immaginato in alcune storie apocalittiche che avevamo visto rappresentato in alcuni prodotti cinematografici come “La città verrà distrutta all’alba” del 1973, “Virus Letale” del 1995, “Io sono leggenda” del 2007, “Contagion” del 2011 o “Light of my life” del 2019, solo per citarne alcuni.

Quello che stiamo vivendo in questi giorni purtroppo lo conosciamo bene, le privazioni a cui siamo assoggettati così come i lutti di persone care, amici o anche solo conoscenti che ci stanno colpendo, ci stanno lacerando così tanto nel profondo nostro animo che in molti casi diventa complesso pensare al domani che ci attende; eppure, per quanto ci appaia remoto, è doveroso immaginare a come sarà la nostra vista dopo questa emergenza per non arrivare nuovamente impreparati e per mettersi già nell’ordine di idee di saper apprezzare e godere delle piccole riconquiste di libertà che otterremo senza pensare a cosa ancora non avremo ma concentrandoci su cosa abbiamo ottenuto.

E proprio in questa ottica, in attesa di una cura definitiva prodotta in larga scala e disponibile a tutti i paesi del mondo sulla quale però nella migliore delle ipotesi non potremo contare prima di 1 o 2 anni, ho voluto immaginare come con quali tempi si potrebbe arrivare al termine di questa situazione di blocco e in quale modalità potemmo riconquistare un pochino di vita al di fuori delle mura domestiche.

Nell’ultimo discorso tenuto alla nazione, il Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte ha tracciato il percorso del ritorno alla normalità attraverso 3 fasi: - Fase 1: è la fase che stiamo vivendo in cui stiamo affrontando con grandissime difficoltà l’emergenza sanitaria ricorrendo a necessarie quanto pesanti restrizioni alle libertà individuali; - Fase 2: è la fase successiva in cui, terminata la grave emergenza sanitaria, dovremo convivere con il Covid-19 seguendo uno stile di vita adeguato a contenere il più possibile l’aumento dei contagi ben sapendo che continueremo ad ammalarci e, purtroppo, anche a non sopravvivere al virus stesso; -Fase 3: è il ritorno allo stile di vita del 20 Febbraio 2020 ma con la disponibilità di cure e/o vaccini negli ospedali di tutto il mondo che possano combattere efficacemente il virus e quindi poter essere affrontato come tutti gli altri virus attualmente in circolazione.

Mentre per l’ultima fase, come ho precedentemente scritto, dovremo attendere 1 se non 2 anni, quando si potrebbe ipotizzare l’inizio della Fase 2 nel nostro paese? Per far questo diventa fondamentale guardare un importante parametro quando ci si trova di fronte ad una epidemia di una malattia infettiva, ovvero il cosiddetto parametro R0. Che cos’è questo R0? Questo dato rappresenta la potenziale trasmissibilità del virus, non la velocità di diffusione, da una persona al resto della popolazione; per spiegarmi meglio, se l’R0 fosse uguale a 3 significherebbe che, dati alla mano, un soggetto contagiato ne contagerà altri 3 e questi 3 a loro volta altri 3 in una progressione numerica di 1, 4 (1+3), 13 (1+3+3x3), e così via mentre se l’R0 fosse inferiore a 1 ma superiore a 0 significherebbe che la potenza di trasmissibilità del virus è contenuta. Attualmente, il valore mondiale stimato dall’OMS è compreso tra 1,4 e 2,5 mentre in Italia Silvio Brusaferro (ISS) ha dichiarato ultimamente che il dato relativo all’Italia a fine Marzo era attestato attorno allo 0,7, ovvero che ogni 10 persone se ne infettano altre 7.

Quando allora potemmo passare alla fase 2? Molto probabilmente quando il dato R0 scenderà sotto lo 0,5, cioè quando 10 persone ne infetteranno meno di 5. Alla luce di questo, io credo che la data del 13 Aprile, dopo la prima del 3 Aprile, sia stata solo un termine fissato per guadagnare un’ulteriore settimana di tempo prima di dichiarare altri 15 giorni di lockdown, superando la festività del 25 Aprile, al quale probabilmente aggiungeremo un’ultima settimana, superando anche il 1° Maggio, arrivando così a domenica 3 Maggio. Tutto questo se l’evoluzione dell’epidemia sarà positiva, in caso contrario preferisco non immaginare.

Fatta questa doverosa premessa, dettata dalla necessità di fissare a parametri scientifici l’evolversi degli eventi, facciamo finta di essere al primo giorno di fase 2: cosa e come ci dovremo comportare?

Partiamo dalle abitudini quotidiane e dai rapporti interpersonali che per forza di cose dovranno subire dei radicali cambiamenti come, ad esempio, indossare delle protezioni per bocca e naso, se non le classiche mascherine chirurgiche qualsiasi altra protezione che possa evitare di contagiare gli altri nel caso in cui noi fossimo portatori inconsapevoli del virus. Oltre a questo è ovvio che anche a quarantena conclusa dovremo continuare a mantenere le distanze fisiche tra le persone evitando sicuramente abbracci o altre affettuosità; se questo ci dovesse mentalmente pesare, ricordiamoci che lo staremo facendo non egoisticamente per proteggerci ma con grande altruismo per proteggere gli altri, tra cui ci saranno sicuramente persone con uno stato di salute più fragile, da noi.

Passando invece all’argomento attività lavorative, credo che i primi a ripartire saranno le piccole e medie imprese, gli uffici e i negozi ma solo se saranno in grado di applicare e riuscire a rispettare rigidi criteri di sicurezza, come quelli già in essere per le attività attualmente operative, come l’utilizzo obbligatorio di tutti i dispositivi di protezione individuale, distanze minime da rispettare sia tra i dipendenti che con persone esterne, come clienti e i fornitori, che dovessero accedere ai locali; oltre a questo sarà sempre necessario, se non obbligatorio, ricorrere, quando vi siano le condizioni, allo smart working in maniera di limitare così la presenza negli uffici. Per quanto riguarda invece i negozi dovrebbero essere copiate le regole già applicate negli ultimi due mesi dai supermercati e dalle farmacie: entrate scaglionate con una presenza di persone variabile in base alla metratura dei locali e ovviamente il mantenimento della distanza di sicurezza tra le persone. Penso tra l’altro che la metratura dei negozi creerà anche differenze nei tempi di riapertura, con i piccoli negozi che potrebbero aprire prima dei grandi poiché questi ultimi sarebbero troppo a rischio assembramento. Per i grandi centri commerciali temo, ma forse mi sbaglio, che si potrebbe paventare la possibilità di un ritorno alla piena operatività solo in prossimità della partenza della fase 3.

Legato alla ripartenza delle attività il grande osservato speciale sarà il settore dei trasporti pubblici su strada, che tra l’altro non si è mai fermato durante questa epidemia, poiché un piccolo errore nella gestione potrebbe far riesplodere l’epidemia. Per aumentare il più possibile le condizioni di sicurezza si dovrebbe limitare l’accesso dei passeggeri, che dovranno aver tassativamente già indossato mascherine di protezione, in numero non superiore alla metà della capienza prevista; per far questo si potrebbe reinserire la figura del vecchio controllore che, oltre a poter permette l’acquisto di ticket pagabili esclusivamente con sistemi elettronici evitando così l’utilizzo del contante, dovrebbe regolare il flusso di salita ai veicoli non prima di essere sceso alla fermata e rilevata la temperatura degli utenti intenti a salire sul mezzo.

Bar e ristoranti, data la particolarità delle attività che comporta la fruizione dei servizi a più persone contemporanee, purtroppo non credo che potranno ripartire subito. Per poter far ripartire queste attività dovremo avere un R0 molto basso, ipotizzo attorno ad un 0,2, e i gestori dovranno riorganizzare completamente i locali o le aree dove poter svolgere le attività al pubblico. Credo, ad esempio, che nei bar dovrà essere sempre assicurata la distanza di sicurezza tra gestore/operatore e cliente e tra i clienti stessi mentre mi immagino che nei ristoranti, sia che nelle sale che nelle aree all’aperto, i tavoli dovranno essere posizionati ad almeno 2 metri di distanza tra loro permettendo così il distanziamento tra i clienti e il passaggio in sicurezza dei camerieri che, come il personale di cucina, obbligatoriamente dovrà indossare nel corso del servizio mascherine e guanti. Non nascondo che, se questo sarà il quadro normativo in cui muoversi, sarà molto difficile per questi imprenditori lavorare anche solo in considerazione dell’enorme riduzione di lavoro legato al taglio dei coperti.

Il capitolo stadi, teatri, cinema, discoteche e congressi purtroppo lo metto in coda alla lista perché purtroppo in questi luoghi è impossibile evitare l’assembramento non tanto in fase di fruizione dell’evento o spettacolo, prevedendo l’assegnazione di solo posti fissi a sedere con adeguate distanze tra gli utenti, quanto all’ingresso ed all’uscita delle persone. Per riaprire l’accesso a questi spazi, in attesa di una cura o un vaccino efficace, credo che il famoso R0 dovrà tassativamente essere pari a 0. Spero di sbagliarmi perché, se questi saranno i requisiti, la crisi sarà devastante perché parliamo, nelle migliori delle ipotesi, di almeno un anno di fermo dell’attività aziendale alla quale nessuna realtà economica potrà probabilmente sopravvivere.

Sarà difficile ripartire ma, anche quando potremo farlo, lo faremo in un nuovo mondo per molti versi sconosciuto dove sicuramente vedremo scomparire abitudini secolari e dove probabilmente perderemo quel senso di comunità che nel corso della storia ha contribuito in maniera fondamentale all’evoluzione dell’uomo.

Ne usciremo certamente, ne usciremo forse più forti di prima ma di certo ne usciremo diversi e dubito che saremo migliori di come eravamo prima.

Rimini, 5 Aprile 2020